RIORGANIZZAZIONE DELLA SANITÀ TRA SOGNI E MALCONTENTO, TENIAMOCI STRETTI I DIRITTI CONQUISTATI
Data:
18 Maggio 2026
La riflessione del presidente dell’OMCeO Salerno, Giovanni D’Angelo, in un articolo pubblicato su Il Mattino del 17 maggio 2026.
La discussione sull’organizzazione della Sanità territoriale, al momento, si articola in particolare sul ruolo della Medicina generale nel distretto sanitario, relativamente a compiti da svolgere, modalità e sedi nelle quali attuare la funzione assistenziale e alla tipologia di contratto di lavoro. Nelle ultime ore si registra una volontà, da parte del sottosegretario alla Sanità Gemmato, di trovare un equilibrio tra il mantenimento del rapporto medico di medicina generale-paziente e i bisogni organizzativi delle Case di Comunità. Tutt’intorno esistono situazioni confuse altrettanto importanti, dato che la riorganizzazione dei distretti non dovrà coinvolgere solo l’attività della medicina generale, ma anche compiti di pertinenza di altre componenti professionali presenti nei distretti. Non a caso è stata realizzata una rete con centri Hub e Spock oltre che un collegamento diretto con gli ospedali afferenti. In questa nuova organizzazione il distretto sanitario dovrà essere Hub polifunzionale integrato sempre più vicino al cittadino.
La Legge 77 del 2022 disegna un’assistenza territoriale sanitaria rafforzata e potenziata con la creazione di strutture nuove o riadattate, apparecchiature sanitarie moderne, modalità di assistenza telematica, nuovo personale medico, sanitario e amministrativo. Ma il testo approvato contiene criticità intrinseche o nascoste nella fase attuativa affidata a Regioni, Asl e Comuni. Il Pnrr ha previsto la Missione Salute, che dovrebbe terminare nel 2026. La somma eventualmente da restituire non è di poco conto e potrà rappresentare un problema per la quadratura dei prossimi bilanci. Ma quale è lo scoglio più duro da superare? Innanzitutto la coesistenza, secondo il progetto di legge, di una Medicina generale i cui medici potranno scegliere tra due possibilità contrattuali: la prosecuzione dello status di convenzionamento, cioè di liberi professionisti operanti nel proprio studio o a domicilio per l’assistenza dei pazienti che lo hanno scelto, ma con la cessione di almeno 6 ore contrattuali nella Casa di Comunità; il contratto di dipendenza con il Servizio sanitario nazionale per attività quasi esclusivamente nelle Case di Comunità. Una proposta non convincente.
Malcontento c’è anche tra pediatri di libera scelta, che chiedono un prolungamento dell’età per i loro assistiti fino a 18 anni, e specialisti ambulatoriali, che dovrebbero contribuire al funzionamento dell’assistenza nelle Case di Comunità. Tutti professionisti della sanità che non sono stati consultati. Inoltre, la mancanza di medici di medicina generale, in numero non esaustivo per la riorganizzazione prevista, la carenza di infermieri, la previsione di una compartecipazione anche di specialisti ambulatoriali e quella di altre figure sanitarie concorrenti alla riorganizzazione, sono solo alcune delle situazioni preoccupanti per il nuovo distretto. Preoccupa anche la numerosità e la funzionalità operativa di Case di Comunità e Ospedali di Comunità. Incertezze ci sono anche sul costo del progetto governativo, ancora non definito; se i decreti attuativi non troveranno copertura finanziaria, la riforma del Ssn, per medicina territoriale e riorganizzazione ospedaliera, diventerà uno shakespeariano Sogno di una notte di mezza estate.
Noi siamo ancora molto affezionati al Ssn e ai suoi tre cardini: universalismo, uguaglianza, equità. Stante il costo della vita nel nostro Paese e lo stipendio medio per singola persona, non è pensabile, nel rispetto della dignità umana, che si concretizzi il progetto di una sanità per pochi. Già oggi circa 6 milioni di cittadini non possono godere del diritto alla salute e alle cure e uno su 4 è in condizione di povertà. Teniamoci stretto il diritto conquistato con la legge 833 del 1978 istitutiva del Ssn.
Ultimo aggiornamento
18 Maggio 2026, 10:32
OMCeO Salerno